Aumenta il lavoro da remoto per l’emergenza Coronavirus. L’importanza della sicurezza.

lavoro da remoto

Alla fine di gennaio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di Coronavirus un’emergenza sanitaria internazionale e l’11 marzo 2020 ha dichiarato ufficialmente il virus come una pandemia globale.

Gli effetti di questo particolare Coronavirus hanno messo in luce la necessità di proteggere la salute dei dipendenti e quella delle loro aziende. Di conseguenza, il lavoro a da remoto è passato da una strategia di lavoro già popolare ad una necessaria per le aziende di tutto il mondo.

Il Coronavirus ha potenziato il lavoro da remoto

Il concetto di lavorare da remoto non è una nuova tendenza ed è diventato in gran parte la norma per le aziende moderne. Permettere ai dipendenti di lavorare in smart-working è un vantaggio reciproco sia per i dipendenti che per le aziende, ed è proprio per questo che il 61% delle aziende permette al suo staff di lavorare in questo modo.

Secondo l’Harvard Business Review, se un’organizzazione è pronta per il lavoro da remoto – ovvero, il lavoro è abbastanza indipendente e il dipendente sa come fare bene il proprio lavoro – l’implementazione del WFA (lavorare da qualsiasi luogo) può essere vantaggiosa sia per l’azienda che per il dipendente. Questo trend è in forte crescita, ed è già cresciuto del 159% dal 2005 – sorpassando di netto tutti gli altri tipi di forza lavoro.

statistiche su lavoro da remoto

Ad esempio, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, la prevalenza di politiche di lavoro flessibili è in linea con le preferenze dei dipendenti.

Non è una sorpresa, dal momento che manager e dirigenti hanno sperimentato che l’attuazione di una politica di lavoro a distanza migliora la produttività in modo facilmente misurabile, stimando che modelli di lavoro flessibili faranno risparmiare alle aziende fino a 4.5 trilioni di dollari soltanto negli Stati Uniti, nel 2030. 

La parte più tangibile della produttività è rappresentata dai giorni di malattia, che tradizionalmente costano alle aziende in modo significativo quando devono essere utilizzati, ma questi sono ridotti di oltre il 13% tra i lavoratori da remoto.

Inoltre, non sorprende che il 70% dei potenziali assunti ritenga la possibilità di lavorare in modo agile e da remoto una priorità assoluta – e che le organizzazioni che offriranno questa tipologia lavorativa, avranno (secondo Gartner) un aumento dell’Employee Retention superiore del 10% nel 2020.

diffusione del lavoro da remoto

Un nuovo scopo per il lavoro a distanza

Per combattere la diffusione del Coronavirus, le aziende stanno imponendo il lavoro da remoto come una necessità invece che un privilegio. Circa 60 milioni di persone in Cina sono state costrette a lavorare da casa nel mese di gennaio quando il governo ha cercato di contenere il contagio. Più di recente, con la diffusione globale del virus, i maggiori giganti della tecnologia hanno iniziato a seguirne l’esempio. Twitter ha chiesto a tutti i suoi dipendenti in giro per il mondo di lavorare da casa. Amazon, il cui quartier generale è a Seattle, ha subito pianificato degli stress test di accesso remoto per tutti i dipendenti.

Anche in Italia e nel resto dell’Europa, le misure di prevenzione e contrasto al COVID-19 comprendono il lavoro da remoto. E se per molte aziende si tratta di estendere a tutti i dipendenti una pratica già adottata, in altre organizzazioni assistiamo alla prima vera adozione del lavoro da remoto, senza un’adeguata preparazione, anche in tema di sicurezza informatica.

Più lavoratori a distanza, più deficit di sicurezza

Negli ultimi dieci anni, le aziende di tutto il mondo hanno aumentato ed ampliato le opportunità di lavoro a distanza, a causa della necessità di disporre di una forza lavoro agile, al passo con le nuove tecnologie. Tuttavia, nonostante il progresso della tecnologia e degli strumenti che rendono la forza lavoro sempre più agile, emergono rischi che hanno più a che fare con la salute della rete che con la salute personale.

Il lavoro da remoto sta creando innumerevoli lacune di sicurezza per le aziende. Mentre i lavoratori a distanza potrebbero essere obiettivi più facili per gli hacker, tutti i dipendenti devono essere consapevoli che vi saranno diversi attacchi informatici che sfrutteranno proprio il comportamento umano per entrare nei profili degli utenti. Una delle fonti più facili da attaccare è quella dei Wi-Fi networks.

Quando si consente ai dipendenti di lavorare da remoto, le aziende devono delineare chiaramente le responsabilità dei dipendenti, in merito alle pratiche di sicurezza IT e all’importanza della protezione dei dati. Per fornire un livello di difesa rispetto all’accesso alla rete non autorizzato, le aziende devono perciò attuare politiche di sicurezza specifiche che includano il monitoraggio dei dispositivi, l’autenticazione a più fattori e la sicurezza dei networks Wi-Fi.

Oggi la maggior parte delle organizzazioni globali dipende ancora dalla tecnologia VPN, basata su hardware per l’accesso sicuro alla rete ed accesso alle risorse in cloud su reti diverse. Queste misure di sicurezza di rete, incentrate sul sito e sviluppate su hardware su cui è stato fatto affidamento negli ultimi 30 anni, non sono più adeguate a garantire l’accesso, sia da remoto che locale.

Nel fornire accesso sicuro alla rete per i lavoratori da remoto, le aziende devono creare ed attuare diverse strategie di sicurezza per combattere gli attacchi alla propria rete ed alle proprie risorse. Zero Trust security model applica più livelli di verifica prima di concedere l’accesso alle risorse all’utente.

Inoltre, implementando una soluzione che offre un’architettura perimetrale definita dal software, le aziende sono agevolate nel distribuire i perimetri a livello globale, mantenendo il valore di invisibilità e di inaccessibilità del modello tradizionale agli “estranei”. Queste misure possono essere attuate ovunque: su Internet, nel cloud, in un centro di hosting, sulla rete aziendale privata o in tutte queste sedi.

Sicurezza, igiene e salute vanno di pari passo

Per prevenire i rischi legati al lavoro da remoto, come in un momento improvviso come quello attuale in cui si cerca di combattere il Coronavirus, le aziende dovrebbero poter lavorare con la Software-Defined Perimeter technology e lo Zero Trust model per garantire un accesso sicuro da parte di dispositivi ed utenti da tutte le posizioni autorizzate.

Dovrebbero anche cercare servizi che includono caratteristiche di automatic Wi-Fi security, garantendo che le comunicazioni dei dipendenti siano crittografate su tutte le connessioni Internet.

Con i giusti strumenti di sicurezza, le aziende possono garantire che vengano stabilite solo connessioni autorizzate, lasciando i loro ambienti cloud completamente coperti dagli attacchi – mantenendo protette le reti e gli utenti. Il GDPR parla chiaro. Oggi più che mai, stiamo comprendendo quanto la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro sia anche informatica.

Grazie a Perimeter81 per il prezioso contributo.

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