Non molto tempo fa, due visionari – nonché capacissimi e illuminati vettori umani di messaggi straordinari da dare in pasto al grande schermo – si siedono ad un tavolo e cominciano a parlare dell’ennesima epifania vincente, generata dalla scintilla che solo il contatto tra due menti straordinarie è in grado di accendere.
Stanley Kubrik parla all’amico Steven Spielberg di come immagina l’evoluzione delle macchine, e del contestuale pensiero (premonizione senza precedenti) che, a suo avviso, svilupperanno negli anni venturi. Gli parla di come, secondo lui, le macchine riusciranno – per mano dell’uomo stesso – a ragionare come lui ed emularne le azioni. Gli parla di come riusciranno finanche ad amare, come esseri umani.
Gli parla pionieristicamente di Intelligenza Artificiale.
L’assunto rimane latente e si va ad adagiare in un angoletto delle due menti illuminate. E’ quando Kubrik scompare che Spielberg decide di recuperare il meraviglioso regalo dell’amico dall’angoletto in cui l’aveva riposto. Gli scrolla la polvere dai lati, e consegna ad Hollywood e al mondo intero la storia di AI.
Forse è proprio in quest’occasione che siamo venuti (noi umani…) globalmente in contatto con il concetto di Artificial Intelligence. Siamo nel 2001.
AI e Industria 4.0
Anno Domini 2018. L’Artificial Intelligence è una realtà oggettiva, con cui HR Manager ed esperti di e-learning e formazione stanno facendo profittevoli …“conti”. Perché?
Proviamo a capire cosa sta realmente accadendo nel mondo dell’Industria 4.0 e come mai ci si trovi oggi costretti all’implementazione di nuove strategie aziendali che tengano conto del… Potere di una mente meccanica.
Procediamo per gradi. Si definisce Intelligenza Artificiale (AI in lingua inglese) quella disciplina appartenente al campo informatico che si propone di studiare fondamenti teorici, metodologie, analisi e tecniche volti alla programmazione di sistemi hardware & software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. È bene chiarire che le definizioni restano molteplici e non ancora universalmente codificate, essendo l’AI oggetto di ricerca e sperimentazione continua, oggidì.
AI: Emotional Learning time
Qualche “occhio” linguista avrà senza meno notato il lapalissiano ossimoro che il concetto stesso di AI rappresenta. Esso sembra nascere ed evolversi in una contraddizione continua, tra sgomenti e applicazioni apparentemente geniali. La realtà, tuttavia, è che la “macchina in grado di emulare l’uomo” è l’argomento core della Ricerca – digitale e non – dei nostri tempi. Se negli anni ‘70/’80 gli studi sull’AI erano esclusivo appannaggio dell’Accademia, oggi l’asse sembra spostarsi verso quei Manager che ne scorgono un reale benefit organizzativo e, contestualmente, la studiano approfonditamente. Continuamente.
Siamo, come noto a tutti, in piena Digital Transformation. Pressoché nessun Manager può esimersi dal fare i conti con il nuovo concetto di Business che pone al centro le persone. Nessuno può negare l’oggettivo incalzare di quel nuovissimo momento dell’economia mondiale denominato Experience Economy. E tutti oramai hanno ben chiara la necessità di offrire una vera e propria “cura” emozionale dell’esperienza e dell’interazione dei propri utenti con la…machine. È l’era della User Experience, e di come questa si fondi sul concetto di “coinvolgere, mai forzare”.
Gli utenti, qualunque bisogno stiano soddisfacendo quando utilizzano la Rete, torneranno di buon grado solo ed esclusivamente in quei luoghi digital in cui hanno vissuto qualcosa di magico, di straordinario. Saranno disposti a ripetere solo quel Customer Journey (o in questo caso Learning Journey) che avrà concretamente apportato un valore nella loro vita. La “legge” Digital è dunque spietata, ma estremamente onesta nonché meritocratica.
È per queste ragioni che la Machine ha deciso di somigliare all’Uomo sempre di più. È per queste ragioni che ci studia in ogni nostro singolo comportamento in rete. È per queste ragioni che nascono parametri come le reti neurali e le mappe di calore. Siamo sotto esame, quindi, ma a nostra volta poniamo sotto esame la macchina.
Learning Experience e AI: il nuovo volto del L&D System
Il settore coinvolto nell’impiego di AI con esito positivo sembra proprio essere quello dell’e-learning e del Digital Learning. È proprio qui, in effetti, nel mondo della Formazione Online e del Learning & Development, che l’AI può entrare concretamente in gioco migliorando in maniera significativa la learning experience dell’utente/discente. La Machine vuole apprendere da noi: quale migliore ruolo, quindi, se non l’apprendimento stesso per…“lei”?
Come detto, la Ricerca esplora continuamente nuovi metodi e nuovi tecniche per la creazione di macchine che emulino l’abilità, il ragionamento e l’attività precedentemente ad esclusivo appannaggio della Specie Umana. Se in altri ambiti, soprattutto negli States, alcune sperimentazioni sono risultate ad oggi sommariamente inefficaci, il L&D System può concretamente aprire le porte al nuovo essere pensante con una goccia (o un mare…) di fiducia in più, rispetto ad altri.
L’impiego dell’AI e, conseguentemente, di tutor intelligenti (bot, chatbot) nei programmi di formazione aziendale apporterebbe significative migliorìe nell’esperienza di formazione dell’utente. Egli verrebbe posto in condizione di ricevere risposte targettizzate sul proprio specifico piano didattico – in aggiunta ad un basilare supporto per eventuali necessità di “ripasso” veloce di un dato contenuto, in maniera estremamente learner friendly ed accessibili da qualunque dispositivo.
Pensiamo poi ai ritmi imposti dal moderno sistema-lavoro e dai suoi parametri spazio-tempo: a chi non farebbe comodo un simpatico Bot, che con tono affabile e mai sgarbato esercita la funzione di reminder e ci segue nel nostro percorso di formazione aziendale? Tra i mille impegni di lavoro, meeting, deadline da rispettare, goal da segnare, non assumerebbe forse un carattere d’indispensabilità senza precedenti un piccolo aiutante (detentore in questo caso di sapere universale) che ci supporti sempre – in relazione al nostro personale piano didattico, o su eventuali propedeuticità impellenti?
Ancora: l’AI consta di sostanziale ricerca – nonché studio e analisi continua – di corrispondenze semantiche tra contenuti. La cosiddetta semantic consistency.
Nell’ottica di voler erogare una formazione di livello, questo magico strumento su cui l’AI si impernia in maniera pressoché totale assume caratteri d’immenso valore: un tag building di contenuti di livello, analizzati, gestiti ed erogati esclusivamente sulla base della targettizzazione dell’utenza (i discenti, in campo L&D). Priceless.
Artificial? No. Augmented, grazie.
Per le suddette ragioni, ecco emergere prepotente la nuova e pragmatica direzione/applicazione dell’AI in campo L&D: l’intelligenza che non si propone affatto di reagire agli stimoli da Uomo, ma che opera invece nella direzione in cui non ha sicuramente eguali, come il data collecting e il data analysis. Un’intelligenza programmata per fornire un indispensabile supporto all’Uomo, non per sostituirlo. L’Intelligence del L&D non è più Artificial, quindi, ma Augmented Intelligence.
È in questa magica sinergia, in questo dialogo tra i due mondi che risiede la vera crescita di entrambi, la vera conquista. È in questo profittevole ed efficace dialogo sinergico tra i misteri delle due menti che la vera forza di entrambe può collimare in maniera proficua. L’una non sostituisce mai l’altra: la completa, la coadiuva, la stimola verso prestazioni maggiori. Questa, la vera frontiera di AI. Anno Domini 2018. Chissà cosa ne penserebbe Kubrik.
Segui con noi gli sviluppi della ricerca sull’AI nei prossimi post. Ci rivediamo qui.
Pillola rossa o pillola blu?