Apprendimento “brain-friendly”: come creare corsi di formazione efficaci e facilmente assimilabili

apprendimento brain-friendly

Cos’è l’Apprendimento “brain-friendly”?

Per meglio dire: cosa rende le nozioni facilmente assimilabili per la mente umana in fase di apprendimento? Stella Collins. psicologa dell’apprendimento, offre in questo post 6 buone pratiche riassumibili nell’acronimo LEARNS.

Vediamo cosa ci racconta…

Learning Design: l’incontro di Scienza e Cervello

Nei processi di Learning Design vengono a contatto due componenti: lo strumento tecnologico e il cervello umano. Superfluo dire che ci troviamo a dover trarre il meglio da due tools con un funzionamento molto diverso. L’obiettivo però che si deve raggiungere è uno: sfruttare le tecnologie dell’apprendimento affinché il nostro cervello assimili più informazioni possibili per più tempo possibile.

bisogna trarre il meglio dalla tecnologia e dal nostro cervello, in modo da imparare più informazioni possibili nel minor tempo possibile

Ci interessa quindi approfondire gli elementi necessari per un apprendimento che duri nel tempo, quegli elementi che entrano in gioco in maniera vincente nella formazione di nuovi ricordi, di nuovi comportamenti e abitudini a lungo termine, di un nuovo mindset.

Qualunque sia il ruolo che ricopri in ambito L&D, l’intervista a Stella Collins ti rivelerà su quali fattori il cervello umano fonda fattivamente la trasformazione di un contenuto in conoscenza. Troverai interessantissimi spunti su come fare affinché le nozioni – in fase di apprendimento – si sedimentino correttamente e in maniera durevole.

Una precisazione…

Imparare qualcosa di nuovo non è sempre semplice. Potrebbe sembrarlo, assistendo ad una sessione di formazione o leggendo di qualcosa da autodidatti. Queste azioni, in effetti, non si traducono in “apprendimento” fin quando le nozioni non…si sedimentano in maniera durevole nella nostra memoria.

apprendere informazioni per la memoria a lungo termine è difficile

Perché questo accada, è necessario impegnarsi molto e profondere molta energia. Da lavoratore, questa affermazione può far paura. La partecipazione attiva alla formazione aziendale, però, conduce ad una sorta di spirale positiva, portando all’aumento della motivazione – fattore essenziale in qualunque learning phase.

Nonostante l’insorgere della moderna cultura digitale quick – fix, infatti, non dobbiamo mai dimenticare che un “apprendimento a lungo termine” richiede sempre e comunque energia e sforzo da parte del Learner.

Come può il professionista L&D supportare efficacemente il processo d’apprendimento?

È davvero di vitale importanza che i Learning Designer capiscano il funzionamento del processo di apprendimento fino in fondo. In passato, modelli e teorie si sono susseguiti senza sosta. Il focus del professionista L&D, tuttavia, deve sempre e comunque essere il “come” i discenti imparano in concreto.

La nostra Stella ci suggerisce – in aggiunta all’oramai più che ovvio step di un Learning Design di valore – dei semplici elementi da analizzare pedissequamente per non incappare in errori grossolani in fase di progettazione di un piano di formazione. Perché il contenuto possa essere correttamente interiorizzato a lungo termine dai discenti, estendiamo con la nostra esperta l’acronimo LEARNS.

L di Linking. I collegamenti

Quando impariamo, il nostro cervello crea nuovi collegamenti tra i neuroni. Pertanto, se il contenuto in esame è in grado di richiamare nozioni già acquisite avrà sicuramente una marcia in più nella corsa alla sedimentazione duratura nella memoria. Un po’ come quando ci scaldiamo prima di andare a correre… Anche il cervello, se ben scaldato, darà luogo ad una prestazione migliore.

Quando impariamo, il nostro cervello crea nuovi collegamenti tra i neuroni. Pertanto, se il contenuto in esame è in grado di richiamare nozioni già acquisite avrà sicuramente una marcia in più nella corsa alla sedimentazione duratura nella memoria.

Come?

L’atto di indovinare, ad esempio, è un ottimo alleato della memorizzazione a lungo termine. Indurre le persone ad indovinare una risposta aumenta le chance di far loro memorizzare la risposta corretta, se fornita tempestivamente. Altra utile pratica è quella di provare a richiamare ciò che i discenti già conoscono, attraverso survey, metafore, etc.

E di Emotion. Le emozioni

Senza di loro è difficile prendere decisioni.

Le emozioni sono da sempre un fattore chiave del Learning Design. Perché il cervello ne ha tanto bisogno? Semplice, senza emozioni è molto difficile prendere decisioni (Stella says). Nell’atto di incoraggiare i discenti a cambiare abitudini e porre in essere nuovi comportamenti, diventa di vitale importanza che siano in grado di discernere e riconoscere ciò che conta davvero. È necessario quindi generare legami emotivi, in fase di formazione, perché questo accada. Fondamentalmente, quando ci piace fare qualcosa, tutti desideriamo farlo ancora e ancora.

“Colpa” della dopamina. Questo potente neurotrasmettitore ci spinge con benevolenza verso ciò che ci fa più piacere, e ci pone in allerta in relazione ad input opposti (come quando abbiamo paura, o avvertiamo un pericolo o sensazioni sgradevoli).

Incoraggiare l'apprendimento emotivo contribuisce ad un processo formativo che, per esempio, aiuta la memorizzazione e la conservazione del sapere nel lungo termine.

Incoraggiare l’apprendimento emotivo contribuisce ad un processo formativo che, per esempio, aiuta la memorizzazione e la conservazione del sapere nel lungo termine.

Nella fase di Learning Design quindi bisogna suscitare solamente emozioni positive? Non necessariamente. Suscitare una certa dose di paura circa la via “sbagliata” da non imboccare mai ha la medesima efficacia. Tuttavia, se la “paura” suscitata è troppo travolgente, può ridurre le capacità cognitive. Deve quindi essere misurata e ben incastonata in una sapiente…”strategia di fuga”.

A di  Anchor. Le àncore

L’àncora è la creazione di collegamenti deliberati tra due elementi, in grado di innescare un ricordo o guidare un’azione. Viene implementata massivamente in pubblicità – pensiamo ai jingle, ad esempio – per far sì che il marchio in questione rimanga impresso nella memoria umana.

Insomma, un vero e proprio apprendimento per immagini o suoni che stimola non solo i collegamenti neuronali, ma anche tra emozioni e apprendimento. 

Se i discenti creano generalmente le proprie ancore in maniera inconsapevole, il progettista e-learning deve senza meno agire da “facilitatore” di processo, in tal senso. Questo processo è reso possibile attraverso la creazione di storie ad hoc, coinvolgenti, efficaci, ma soprattutto altamente pertinenti.

R di Repetition. La ripetizione

Le nuove connessioni neuronali sono fragili, ma la ripetizione le rende insostituibili!

La cosiddetta curva di oblio è ben nota, in campo L&D. Perché una sola volta non è mai abbastanza, in fase di apprendimento? Stella spiega approfonditamente come l’apprendimento sia null’altro che  la creazione di nuove connessioni neuronali. Non appena create, queste sono fragili e facilmente distruttibili. Per rendere più forti le nuove connessioni, è necessario ripetere, ripetere, e ancora ripetere…

ripetizione vs forgetting curve

La ripetizione rende le connessioni più forti, velocizzando efficacemente l’attività neuronale coinvolta, rendendola così oltremodo efficace. Questa buona pratica non afferisce né al contenuto, né al progettista: é il lavoro che deve avere luogo nel cervello dello studente (pensiamo agli esercizi, o alle applicazioni pratiche).

Per questa ragione la ripetizione è una preziosissima alleata della formazione sulla sicurezza dei lavoratori. Solo attraverso la costante formazione e ripetizione è possibile mantenere alto livello di percezione e prevenzione dei rischi.

N di Novelty. La novità

Fare la stessa cosa ogni giorno, a lungo andare, fa crollare irrimediabilmente il livello di attenzione e gli stimoli cerebrali. Per contro, ogni volta che accade qualcosa di divertente, ci viene quasi spontaneo farne tesoro e raccontarlo.

È di gran lunga più probabile memorizzare l’elemento di novità.

Questo perché, come spiega Stella e com’è insito nell’animo umano, prestiamo sempre più attenzione alle novità. Applichiamo spontaneamente una sorta di filtro a ciò che vediamo sempre, e tendiamo a non notare più quegli elementi che potremmo definire consueti. È di gran lunga più probabile, al contrario, memorizzare l’elemento di novità.

S di Storytelling

Stella pone molto l’accento sul nostro amore inconsapevole per…la fiction e lo storytelling.

Inizia da una buona storia e ti accorgerai che avrai messo in atto tutte le buone pratiche che si nascondono dietro l’acronimo LEARNS. Come?

Crea collegamenti con le vite dei discenti, attraverso immagini appropriate e facendo leva sulle emozioni. Coinvolgi emotivamente. La storia ha una funzione specifica, per nulla ludica, come invece spesso viene percepita. Non è un soprammobile da guardare per soddisfare un senso estetico, ma un potente strumento di divulgazione nozionistica.

lo storytelling consiste nel raccontare storie che coinvolgano emotivamente i learners, in quanto sarà più facile ricordarle

È per questo che gli e-learning designers parlano spesso di Storytelling e dell’importanza di creare storie di valore nella progettazione di un valido piano di formazione… Ne hanno ben donde.

Qualcosa su cui…dormire

Alla fine del video, Stella rivela un altro affascinante elemento essenziale all’apprendimento: dormire. È di notte che elaboriamo le informazioni che abbiamo ricevuto durante il giorno.

Le pills di apprendimento  – oggidì – vanno per la maggiore (avete mai sentito parlare di microlearning?) Tuttavia, benché brevi, hanno bisogno di essere assimilate nel tempo – e la notte in questo diventa nostra amica.

Conclusioni

Stella Collins ha analizzato sei ottimi elementi per far sì che la tua formazione non cada mai nel dimenticatoio. Cosa puoi fare perché questo magico acronimo divenga un abitudine, per il tuo L&D team?

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About Stella Collins

Stella Collins è una Psicologa dell’Apprendimento, specializzata nell’applicazione di metodologie didattiche per la comunicazione e le prestazioni sul lavoro. È autrice del testo “Neuroscience for Learning and Development” e relatrice nelle principali conferenze internazionali di L&D.

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